#509 – La relatività del gusto nel mangiare durante la storia.
Può uno storico essere veramente oggettivo?
Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.
Ecco il menu di oggi:
Antipasti: misti di pesce e capesante gratinate.
Primo: spaghetti con le canocchie di mare.
Secondo: orata e scampi alla griglia con patate fritte con salsa al corallo di capasanta e salsa al fumetto.
Dolce: gran-ciambella al gianduia con glassa al rum.
Vino: champagne con gli antipasti e i primi. Gewürztraminer con i secondi.
Una delle migliori cene di sempre. Questa è la dimostrazione che non sempre è necessario cucinare cose estremamente innovative e di moda. Una cena di pesce all’italiana, tradizionale ma estremamente ben fatta. Plauso agli spaghetti, una delle migliori paste al pesce mangiate in vita mia.
Le discussioni si sono alternate come sempre succede durante la serata, ma i temi sono stati molto più leggeri rispetto ad altre occasioni. Il tema che ha monopolizzato la serata è stato relativo alla storia. È di ieri la notizia del ritrovamento di una nave affondata nel mar Ionio nei pressi di Gallipoli.
La notizia non sarebbe di grande importanza se letta velocemente, ma sono i dettagli a fare la differenza. Si tratta infatti di una nave commerciale di epoca romana, risalente al quinto secolo dopo Cristo. La peculiarità del ritrovamento, però, riguarda lo stato di conservazione della nave e del suo carico; uno strato di fango anaerobico ha ricoperto l’intera nave, permettendo la quasi immacolata conservazione del relitto, al cui interno sono conservate anfore sigillate contenenti cibo romano in perfette condizioni.
La notizia mi ha colpito particolarmente perché sto leggendo il libro: “Sei lezioni sulla storia” di E. H. Carr e questo ritrovamento è un esempio pratico dei vari concetti esposti al suo interno.
(#467) Senza addentrarmi in una considerazione sul libro nella sua interezza (perché non l’ho ancora finito), volevo invece riprendere un concetto che avevo già trattato relativamente alla capacità d’astrazione e al mito di Icaro.
Supponiamo che la storia giri veramente intorno a tre concetti fondamentali: il fatto, il fatto storico e l’interpretazione dello storico. Ne deriva immediatamente che sia una disciplina relativa; dipende infatti dalla conoscenza dei fatti, dall’accuratezza di questa conoscenza e dall’interpretazione che ne dà lo storico, anche la sola distinzione tra un fatto e un fatto storico è totalmente opinabile.
Visto che la serata è all’insegna del cibo, e la notizia parla di cibo, vorrei soffermarmi sull’ultimo dei tre punti, l’interpretazione.
(#361, #384, #437, #480, #505) Prima di tutto mi sembra ovvio che ogni essere umano guardi il mondo attraverso gli occhi del suo tempo; ho parlato di manipolazione talmente tanto che non intendo ripetermi. Come può quindi uno storico analizzare un fatto, magari vecchio di millecinquecento anni, e stabilirne l’importanza?
Lo trovo estremamente difficile. Ma torniamo al cibo. Il ritrovamento include il famoso Garum, il vino, l’olio di oliva e tantissime altre specialità di cui probabilmente non conosciamo nemmeno l’esistenza. Dopo così tanto tempo ovviamente saranno fortemente deteriorate nel sapore, ma le analisi chimiche risaliranno facilmente agli ingredienti.
Supponiamo per un secondo che si riesca ad ottenere le ricette e le lavorazioni per replicare, oggi, in condizioni perfette, un tipico pranzo romano. Quale sarebbe la reazione dei commensali di fronte ai gusti tipici di quell’epoca?
Probabilmente di disgusto, perché il loro gusto è stato sviluppato nei tempi moderni.
Ma la cosa più interessante è quella che ne deriva. Un commensale potrebbe decidere facilmente se preferisce il Garum o gli spaghetti con le canocchie di ieri sera, ma cosa potrebbe rispondere se gli fosse chiesto se il Garum è buono o se è preparato a regola d’arte?
E infine, se assaggiasse due Garum preparati perfettamente da due chef romani dell’epoca sceglierebbe come migliore quello che all’epoca era ritenuto migliore?
La risposta, al netto della fortuna, è quasi certamente no.
Se ci spostiamo da millecinquecento anni fa ai giorni nostri, ci accorgiamo che i tempi moderni sono oggi e già i fatti e le cose di dieci o vent’anni fa sono datati quanto ere geologiche. Ieri ho casualmente rivisto la prima puntata di Don Matteo, che guardavo sempre da piccolo con mia nonna, e mi è sembrata registrata nel paleolitico in una qualità amatoriale, ma allora era il meglio che si potesse avere.
Ecco come il tempo ha modificato la mia interpretazione di un fatto.
Trovo la relatività della storia un concetto molto interessante su cui ritornerò anche in futuro. Nel frattempo mi domando se gli spaghetti di ieri sera fossero veramente buoni, cosa ne penserebbero i romani e soprattutto se tutta la tecnica culinaria che abbiamo sviluppato sia finalizzata al buono, oppure se il buono è dovuto alla tecnica culinaria sviluppata.
Nel dubbio ci godiamo gli spaghetti e poi ci spostiamo nel salottino ad ascoltare musica. La canzone di oggi è quella che abbiamo suonato stasera, l’ultima, che sigilla il nostro amore per il cibo, che potrebbe sostituirsi a qualsiasi amante.
I wanna love you and treat you right
I wanna love you every day and every night
We’ll be together with a roof right over our heads
We’ll share the shelter of my single bed
We’ll share the same room, yeah, for Jah provide the bread
Is this love? Is this love? Is this love?
Is this love that I’m feeling?
Ecco un grande classico della fattanza dall’eroe del reggae.
Correva l’anno 1978
Bob Marley – Is this love