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#513 – Il passare del tempo porta inesorabilmente alla “next big thing”.

L'intelligenza artificiale cambierà l'attuale equilibrio del potere?

Sono sdraiato sul divano, la televisione accesa in sottofondo mi distrae mentre scrivo, ma è tanto grande e la sua luce illumina la stanza, così mi dispiace spegnerla; potrei zittirla, ma oggi fatico a sopportare il silenzio.

Il clima è molto bello considerato che siamo ancora a metà febbraio e non abbiamo ancora raggiunto la data fatidica del 4 marzo, quella che sancisce la fine della sessione di esami e scaccia l’inverno più duro.

Nel primo pomeriggio sono andato sui Navigli, come la settimana scorsa. Mi sono seduto sul bordo della darsena, al sole e ho letto la terza lezione del libro di Carr.

Di fianco a me si sono alternate diverse persone, nessuna di queste parlava italiano; prima una coppia di youtuber molto famosa che ha filmato ogni istante, poi alcuni bro che parlavano un francese orribile. Ho poi scoperto, quando sono arrivati i loro amici vestiti di tutto punto con le maglie della nazionale, che erano canadesi in visita per una partita di hockey. Infine una squadra di ragazzini danesi a cui sarebbe piaciuto pattinare sulla darsena, con 15 gradi…

All’arrivo dell’ombra ho raccolto i miei pensieri, stimolati sia dalle persone che s’avvicendavano sia, soprattutto, dalle pagine del libro che si rivela sempre più brillante, li ho annotati, mi sono rimesso le scarpe, la felpa e ho preso la via di casa.

Ho ingannato il tempo che mi divideva dalla cena continuando con quello che mi ha assorbito per tutta la settimana: ed è proprio su questo che sto riflettendo stasera.

(#380, #409, #437) I risultati sono stati sorprendenti.

Abbiamo introdotto l’intelligenza artificiale in un enorme progetto che stiamo portando avanti da anni. Dal punto di vista tecnico sono impressionato, perché in ambito informatico il livello di autonomia che ha raggiunto l’ai permette di ottenere il supporto di numerose persone che lavorano in tempi rapidissimi. Questo ci ha permesso di compiere un’impresa epica in una sola settimana.

Ancora più interessanti, però, sono i risvolti pratici.

Dal punto di vista psicologico ci ha dato un’enorme spinta; già da qualche mese gli animi erano rassegnati, perché eravamo bloccati in una situazione da cui sarebbe stato impossibile uscire da soli.

Immaginateci in una città assediata, in cui i viveri e l’acqua scarseggiano da mesi, senza nessun’altra alternativa all’arrendersi. Tutto ci saremmo aspettati tranne che il sopraggiungere in nostro aiuto di un esercito numeroso e armato di tutto punto. Esercito che nessuno aveva contattato e di cui non conoscevamo l’esistenza.

Ora non resta che aspettare qualche tempo per finire di scacciare il nemico e riportare la città assediata agli antichi fasti.

Se non fosse per una serie di altri problemi che funestano i miei pensieri, sarei davvero entusiasta del risultato e del momento. Sono contento per gli altri bro che, invece, hanno ripreso morale, spinta e fiducia nel futuro.

(#395) Qualche tempo fa parlavo di attuatori dell’intelligenza artificiale e avevo citato i robotaxi, oggi ho portato un altro esempio, estremamente più pervasivo: si chiama Cursor.

Ora che sono seduto sul divano tendo a soffermarmi sull’entusiasmo, sul risultato, sulle questioni tecniche, perché in quanto esseri umani amiamo perderci sui dettagli inutili; ma se mi fermo a pensare meglio, con calma, a gioco fermo, noto delle somiglianze tra l’esercito che è venuto a salvarci e quello che ha trovato Obi-Wan Kenobi sul pianeta Kamino: inatteso, sconosciuto, numeroso, ben armato. Mi domando se anche la nostra fine sarà la stessa.

La televisione continua a illuminare la stanza e mi viene voglia di riguardare “The Bad Batch”, ma resisto e mi preparo la mia ciotola di riso.

Correva l’anno 2005

John Williams – Star Wars: Republic Clone Army March

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