#515 – Sulla falsa occupazione della casa di Alessandro Della Giusta.
È giusto credere a tutto quello che vediamo sui social?
Per la serie “Saturday night dance”.
La giornata è stata intensa, nonostante sia sabato, il giorno dedicato al riposo.
Da tre giorni un sole meraviglioso sta illuminando Milano, intiepidendo la gelida aria del nord portata dagli atleti olimpici.
Dopo un giro in centro all’ora di pranzo, ripiego in palestra, poi la giornata prosegue tranquilla tra aperitivo, cena e dopocena.
(#431) A un certo punto la discussione cade sul fatto del giorno; quello di cui parlano i salotti buoni, che non sono più nelle case degli intellettuali, ma nelle camerette degli influencer più noti, rese accessibili dai social, senza selezione, a tutti i loro seguaci.
Partiamo dai fatti. Alessandro Della Giusta ha pubblicato un video dettagliato di come la sua casa è stata occupata, grazie all’aiuto inconsapevole offerto ai “malandrini” dalla sua donna delle pulizie. Il video è stato postato mercoledì e nel giro di un paio di giorni è stato visto circa cinque milioni di volte.
(#513) L’argomento era già emerso durante l’ultima cena coi bro, ma non solo, era stato proprio quello che aveva scatenato la discussione sulla teoria dello stupido sciame. A collegare le due cose era la notizia, in quel momento riportata in anteprima solo da alcuni giornali, secondo cui Della Giusta aveva inventato di sana pianta l’occupazione.
Col passare dei giorni la notizia diventa più fondata, fino a raggiungere l’ufficialità quando ieri l’influencer ha pubblicato un video di scuse, confermandola in prima persona e scusandosi.
Ho trovato il video originale ben scritto, ben diretto, con ottime riprese e con una discreta prestazione attoriale. Mi ha intrattenuto i tre minuti serviti a guardarlo. Sono soddisfatto.
Al contrario ho trovato il video di scuse lagnoso, modesto rispetto all’originale e, in definitiva, poco utile, come sempre in questi casi. L’ho guardato a velocità doppia.
Non intendo soffermarmi sui dettagli della vicenda, che dal mio punto di vista sono irrilevanti, ma sulla forte reazione di sdegno dei suoi seguaci, degli influencer e di coloro che hanno interagito con questa storia.
Mi domando perché dovrei provare sdegno di fronte a un video del genere?
Possiamo senza indugio equiparare Instagram, TikTok e Youtube a Netflix. Sono tutte piattaforme che offrono film, serie e fiction ai loro fruitori.
Il lavoro degli influencer è identico a quello che faceva Di Caprio sul Titanic (spoiler: è ancora vivo), cioè recitare in un film. Allo stesso modo i loro proventi derivano dal botteghino delle visualizzazioni e dalla pubblicità, ora chiamata in modo più pomposo: brand.
Ma se la fake authenticity è lo schermo che impedisce a chi guarda di vedere la realtà, possiamo affermare, anche questa volta senza indugio, che tutti coloro che provano sdegno siano dissociati nell’accezione della (#296).
Chi mai si sognerebbe di arrabbiarsi perché la tomba di Jack Dawson non è nel cimitero di Fairview Lawn senza il corpo di Di Caprio dentro?
Solo coloro che, schermati dalla fake authenticity, non riescono a vedere un influencer per quello che è: un attore.
(#410, #438) In questo caso la colpa di Alessandro Della Giusta è una sola, quella di essersi fatto beccare, creando una crepa nella fake authenticity che lo protegge.
Possiamo assumere questo esempio come approssimazione di un sistema che quotidianamente influenza la vita di milioni di persone, ma che si palesa in maniera evidente ai seguaci solo quando la fake authenticity si crepa, come in questo caso.
Ma nonostante la crepa i seguaci non molleranno, nella peggiore delle ipotesi muteranno l’idolo influencer. (#462) Perché vivere la propria vita è sempre più doloroso che adorare la vita dei propri idoli.
Se io mi limito a osservare e descrivere, mi domando cosa pensino i moralisti della fake authenticity…se la vedono…
Mentre la mia mente vagava tra questi pensieri, senza consapevolezza, sono sceso dallo spostapoveri. Mi risveglio quando le luci del castello si parano di fronte a me. L’atmosfera è bellissima, il cielo di un nevoso nero incornicia la Luna, senza che una nuvola rovini il paesaggio, mentre le installazioni delle olimpiadi piene di persone vocianti mi riportano a terra. Imbocco via Dante pensando alla serata che sarà e proprio in quel momento parte la canzone che la chiuderà.
Let’s dance…
Correva l’anno 2008
The Verve – Love is a noise