#516 – Tutti dobbiamo decidere se sottomettere o essere sottomessi.
Possiamo evitare di essere sottomessi senza sottomettere?
Sono passati diversi giorni dall’ultima riflessione, quindi iniziamo con un riassunto.
Ecco il menu di mercoledì 25 febbraio:
Antipasti: misti con salumi pavesi.
Primo: spaghetti alle vongole.
Secondo: branzino al sale con crema al limone e verdure al vapore.
Dolce: brownies.
Ecco il menu di mercoledì 4 marzo:
Antipasti: misti con salumi.
Primo: tagliatelle fatte in casa con ragù.
Secondo: diaframma alla griglia con salsa crispy rivisitata e carciofi stufati.
Dolce: canelés agli agrumi con glassa al limone e salsa di caramello all’arancia.
Una menzione d’onore alla torta imperiale all’arancia che ho fatto in occasione del compleanno di mio padre, con un’orange curd davvero degna di nota.
(#513) Il motivo per cui non sto scrivendo tutti i giorni, come d’abitudine, riguarda l’imprevisto e incredibile arrivo dell’esercito dei cloni (AI) a causa del quale sto usando fino all’ultimo secondo del mio tempo libero per imparare a controllarlo. I risultati che ho già ottenuto sono incredibili e sono meravigliato di quello che da solo sto facendo, ma ne riparlerò quando avrò un punto di vista formato in merito.
Nel frattempo l’equilibrio mondiale trema, come quello personale, scossi entrambi da grandi conflitti tra etiche.
E allora dal piccolo conflitto tra sconosciuti, a quelli con il proprio partner, fino ad arrivare alla guerra mondiale, vale sempre la (#182):
“Tutte le relazioni umane infatti, sono basate sul conflitto, perché ognuna delle persone coinvolte desidera fare quello che vuole.”
Non ho ancora trovato una risposta alle domande della (#311):
“Quanto devo accettare di quello che mi impongono le altre persone (la loro volontà) e di quanto mi impone la vita? Quanto, invece, devo cercare di imporre la mia volontà, rischiando che questo non sia fattibile o che possa perdere anche tutto quello che ho già e che mi piace?”
Ma in questi mesi ho fatto qualche passo avanti.
Cosa succede se una morale sceglie deliberatamente di non diventare un’etica?
Questa che sembra una domanda veramente innocua è, in realtà, una delle più importanti fra quelle che l’intera umanità dovrebbe farsi e sta alla base del “discorso sulla schiavitù volontaria” di E. de la Boétie.
“La nascita di un’etica, infatti, avviene quando una morale viene imposta a un’altra” (#514)
Se si gira la frase se ne ricava che nasce un’etica quando una morale, volente o nolente, decide di sottomettervisi. Vista in questi termini cambia completamente la prospettiva, perché se l’atto di sottomissione potrebbe essere imposto, magari seguendo la legge del più forte, il permanere della situazione diventa quasi sempre, invece, una scelta del sottomesso.
Le alternative disponibili a una morale, infatti, non sono poi così tante.
La prima è di cercare di trasformarsi in un’etica, il metodo più rapido è di avere dei figli, morali che si possono sottomettere facilmente, almeno all’inizio. Per le morali più ambiziose, poi, si può sognare di diventare: grandi manager, amministratori delegati, sindaci, presidenti di regione, ministri, presidenti del consiglio, Papi ed efferati tiranni; la storia dimostra che non c’è limite nel pensare in grande.
La seconda è quella di farsi sottomettere da un’etica, tanto meglio quante più righe condivide con la nostra morale. Sarà più bello lavorare e combattere se siamo contenti di farlo. Su questo ha già detto tutto de la Boétie.
Ma esiste la possibilità di restare una morale senza essere sottomessi?
Teoricamente sarebbe possibile, ma a una terribile condizione, quella di non avere alcun rapporto con nessun’altra etica. Ma ricordiamoci:
“Il cacciatore e il pescatore isolati, da cui partono Smith e Ricardo, appartengono alle fantasie prive di immaginazione delle Robinsonate del XVIII secolo.” (K. Marx)
“Il segreto della nostra specie non è la nostra intelligenza individuale, ma la nostra capacità di imparare dagli altri.” (J. Henrich)
“La produzione di merci avviene per mezzo di merci.” (P. Sraffa)
Queste tre considerazioni messe insieme sono sufficienti a dimostrare che il modello dell’eremita, delle robinsonate come le definisce Marx, non può esistere nella realtà, né dal punto di vista economico, né da quello sociale; con buona pace degli eremiti figli della decrescita felice, che si fanno mandare la spesa a casa dall’Esselunga e comprano l’attrezzatura al Leroy Merlin.
Così ci troviamo immersi nell’umanità, inevitabilmente, non c’è nemmeno un’isola deserta che funzioni da diversivo alla nostra dipendenza dalla società. I genitori, i professori, il nostro capo, qualunque persona con cui ci relazioniamo diventano ineluttabilmente la contropartita di quello che siamo
Il mondo si sveglia ogni mattina con centinaia di milioni di morali che cercano di imporsi le une sulle altre, poche diventeranno etiche e molte finiranno sottomesse.
Questo è il motivo per cui è difficile capire quanto accettare e quanto imporre perché, di fatto, non esiste un equilibrio, o si diventa un’etica o si è sottomessi.
(#417) Ma io che alla fine sono un romantico, vedo questa interdipendenza come un’enorme risorsa da sfruttare:
“Bernardo di Chartres diceva che siamo come nani seduti sulle spalle dei giganti.” (G di Salisbury)
A condizione di poter decidere a quale etica sottomettermi.
Cosa voglio fare della mia vita non lo so, perché in questo momento anche un basso e obeso uomo può provare a imporre la sua etica su di me, ma so che mi restano tre puntate di “Young Sherlock” da vedere. Potrei trasformarmi in lui e risolvere il mistero, o semplicemente ascoltare la sigla e ricordarmi che la mia vita sarà totalmente inutile, alla fine, e quindi perché preoccuparsene.
“Days, days are forgotten,
now it’s all over,
simply forgotten,
how to disappear”
Direttamente dal mio periodo inglese.
Correva l’anno 2011
Kasabian – Days are forgotten