#381 – La teoria delle asticelle.
Sono in montagna e cammino sulla strada sopra casa, immerso tra i campi ai piedi dei primi boschi. Dall’alto la Luna rischiara il buio della notte, mentre migliaia di lucciole mi avvolgono in un’atmosfera fiabesca, che diventa cornice di una chiamata che dura da più di un’ora con “XXX”.
(#363) “La vita è una strada che va percorsa da soli, ma per un certo periodo due strade possono andare nella stessa direzione, affiancate.”
Camminiamo su due strade affiancate, godendoci il tempo che passiamo insieme.
Dopo aver chiuso la chiamata mi sono reso conto che “XXX” non è più l* stess* di quando ci siamo conosciuti, è cresciut* moltissimo. La spiegazione di questo cambiamento può essere compresa affidandosi alla “teoria delle asticelle”, anticipata qualche settimana fa e che oggi volevo descrivere meglio.
Ognuno di noi fissa le proprie asticelle dove meglio ritiene (o riesce).
Dovete immaginarvi, come di prassi nel salto in alto, di avere due supporti regolabili, su cui viene posizionata l’asticella all’altezza desiderata. Allo stesso modo ognuno di noi regola le proprie asticelle in ogni ambito della sua vita e decide quanto in alto vorrà saltare.
La loro posizione influenza tutto quello che riusciamo a percepire. Più l’asticella si alzerà e più saremo in grado di cogliere le sfumature della realtà, come la differenza tra un Petrus e un Tavernello o tra un’esperienza memorabile e una da dimenticare.
Quando ci siamo conosciuti, “XXX” non sapeva distinguere il suono proveniente dall’altoparlante di un citofono da quello proveniente da un paio di fini diffuori Hi-Fi. Oggi riconosce al volo la differenza, e può decidere cosa desidera. E questo succede per molte altre cose.
Perché molte persone hanno asticelle così basse?
In parte dipende da noi. Siamo quello che accettiamo di essere. Accettare un’asticella bassa ci definisce tanto quanto rifiutarla. Ci si può accontentare o si può ambire a comprendere qualcosa in più.
Molti di noi non riescono ad alzare le proprie asticelle. I motivi sono i più disparati. Per esempio, la paura di non riuscire a saltare l’asticella senza abbatterla frena sin dall’inizio le persone meno coraggiose, che smettono di lottare. Altri ci hanno provato, ma con scarsi risultati. D’altra parte, per saltare in alto servono fisici atletici e un grande allenamento, che pochi possono vantare.
In parte non dipende da noi. Non riuscire (o volere) ad alzare le proprie asticelle succede molto più spesso quando le persone sono circondate da altre le cui asticelle sono molto basse.
L’altezza delle nostre asticelle è condizionata dalle persone più vicine a noi che, volenti o nolenti, ci tengono nella miseria in cui siamo.
La teoria delle asticelle spiega solo come diventare consapevoli della realtà: una condizione necessaria a vivere meglio, ma che solo i più abili potranno trasformare in felicità.
La forza di alzare le asticelle, compatibilmente con ciò che ci è stato dato alla nascita, dipende dalla nostra volontà ferrea di impegnarci con tutta l’anima e di ignorare, per quanto doloroso possa essere, il giudizio delle persone che abbiamo intorno.
Per poter godere appieno della nostra vita e combattere la desolazione che ci sta intorno, dobbiamo trovare la forza dentro di noi: siamo nati per resistere o per essere abusati?
“Were you born to resist or be abused?
I swear I’ll never give in, I refuse.
Has someone taken your faith.
It’s real, the pain you feel.
Your trust, you must confess.
Is someone getting the best, the best, the best.
The best of you?”
Questo testo descrive la vita come una lunga tragedia in equilibrio tra forze esterne e forza interiore. M’immedesimo in uno spettatore che, avvicinandosi al teatro dove sta per cominciare l’Edipo re, deve decidere se prendere l’entrata principale e sedersi in tribuna da spettatore o quella secondaria e salire sul palco come attore protagonista della sua vita.
La scelta è nostra, ovunque ci troveremo. Cerchiamo di non farci portare via il meglio da niente e da nessuno. Nemmeno da noi stessi.
Correva l’anno 2005
Foo Fighters – Best of you