#533 – Sulla consapevolezza di sé stessi.
Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.
Ecco il menu di oggi:
Antipasti: misti con salumi.
Primo: zuppa di cipolle.
Secondo: home made panino col pulled pork.
Dolce: soufflé al cioccolato con lamponi.
Cena super rodata. Le due ricette che abbiamo sviluppato, quella del panino da hotdog e quella del pulled pork fatto in casa (e non sul barbecue), sono diventate davvero difficili da battere, anche dai ristoranti blasonati.
Ora è tarda sera. Sono spaparanzato sul divano mentre, finalmente, mi godo dieci minuti di meritato riposo, mentale e fisico, intanto che i bro finiscono di sistemare le ultime cose.
Apro Youtube. Qualche tempo fa mi sono imbattuto nel video di un ragazzo che si è temporaneamente trasferito in Canada per frequentare il quarto anno delle superiori. Da quel momento l’algoritmo di Youtube mi ha perseguitato coi suoi video. Alla fine li ho guardati più o meno tutti. Si tratta del vlog della sua vita all’estero, raccontata al suo psicologo, e messa in piazza.
Come tutte le serie a cui ti appassioni, anche se non sono di grande qualità, ho deciso di investire questi dieci minuti per vedere l’ultimo pubblicato. Ma subito, appena avviato, mi è passato per la mente un pensiero che ho bloccato col retino, perché mi sembrava interessante e infatti lo era.
Così ho deciso di scrivere questa nota per condividere con te, caro youtuber Giovanni, i miei pensieri. Magari non la leggerai mai, ma anche in quel caso sono sicuro che potrà essere utile a molti altri. Prima di andare avanti però devi leggere con attenzione la nota #357, la nota #417 e la nota #462 e la nota #464.
Ascoltandoti mentre parli, solo, seduto, dismesso, davanti ad una telecamera che non sembra incuterti il timore reverenziale che meriterebbe, ho rilevato in te un fenomeno che i miei genitori non mancherebbero di sottolineare come proprio dei nostri tempi (e non dei loro): l’eccesso di autoanalisi.
Mi distraggo un attimo dai miei pensieri perché dall’Hi-Fi del salottino inizia una canzone che mi colpisce, me l’ha consigliata un caro bro che vive sulle rive di un lago, nella pancia di un pitone a forma di cappello, e l’ho aggiunta alla mia playlist. In questo momento è doppiamente in tema, per argomento e per origine e mi fornisce il suggerimento giusto per proseguire a parlare del fenomeno a cui accennavo:
“I wish that I could lie,
but my mind gets in the way,
I know you think that I’m
always way too self-aware,
oh, we could never be together,
but it’s nice to play pretend,
I wish that I could lie,
but I’m way too self-aware”
Self-aware. La consapevolezza di sé.
“La consapevolezza di sé è lo stato in cui l’attenzione è focalizzata sul sé.” (Baumeister)
Tutti dovremmo averla?
(#462) Forse, ma credo che si debba fare qualche ulteriore considerazione per non cadere nella trappola della polarizzazione.
Partiamo da una precisazione non trascurabile, per quanto si possa essere più o meno fortunati, il tempo nella vita è dato. I maestri sanno come usarlo al meglio, sanno come mettere l’azione o la riflessione al momento giusto sul piatto, per mantenere in equilibrio la bilancia della vita.
Qualche tempo fa Paese intitolava il suo diario proprio “Il mestiere della vita”. Il messaggio è chiaro, vivere è un mestiere, è un’attività difficile, che nessuno ci insegna compiutamente. Imparare a farlo richiede un apprendistato, seguito da continue ripetizioni, condite da errori madornali da cui ogni volta dobbiamo riuscire a rialzarci. Un compito difficile, per alcuni impossibile, come per Pavese stesso, che non ha avuto la forza di rialzarsi dopo l’ultima caduta.
Ne deriva che la partita della vita si gioca sulla scelta delle azioni, sul loro tempismo e sulla loro esecuzione. Questo riporta l’attenzione alla consapevolezza di sé stessi e in particolare delle proprie capacità e dei propri limiti. Senza di essa agire diventa pericoloso. Ma bisogna definirne bene il recinto, per evitare che le pecore si smarriscano e finiscano a girovagare nel buio del bosco dell’anima pieno di lupi.
(#464) Allora potremmo pensare di confinare la consapevolezza di sé stessi al miglioramento continuo dell’autostima del nostro valore soggettivo e oggettivo.
Il vantaggio sarebbe notevole. Da un lato non ci lanceremmo in azioni sconsiderate che ci porterebbero a cadute rovinose, dall’altro non sprecheremmo tempo inutile per ritrovare la via di casa, correndo anche il rischio di non ritrovarla mai, divorati dai lupi o dai morsi del gelo. Tempo che si potrebbe poi usare per affinare, con la ripetizione, le nostre capacità, aumentando il nostro valore oggettivo.
Alla fine, il ragazzo che alle medie ci prova con tutte è quello che ha dato più baci e le ragazze delle superiori lo amano, perché è quello che bacia meglio. Ma quante figuracce e quanti due di picche ha ricevuto prima della meritata fama?
(#357) Sicuramente il ragazzo timido, che si risparmia per l’amore vero, che prima di fare una cosa ci pensa mille volte, sarà stato umiliato meno, ma arriverà all’università senza essere mai stato amato e questo infrange la mia regola: “le cose vanno fatte non appena si possono fare”.
Il mestiere della vita s’impara a bottega e non a casa mentre si decide in quale andare. Addentrarsi nel bosco è innamorarsi delle proprie idee. Mai avere il tempo di innamorarsi delle proprie idee. Bisogna scoprire il prima possibile, mettendole in pratica, che sono una cavolata.
Per questo do un consiglio a tutte le pecorelle disperse nel bosco, tra cui Giovanni: è tempo di tornare a casa. Non sarà facile ritrovare la strada e sopravvivere al freddo e ai predatori dell’anima, ma va fatto. Solo così ritroverete un porto sicuro e a quel punto potrete iniziare a tornare a girovagare nel giardino, protetto da muri e cancelli.
Lasciamo i meandri dell’anima ai professionisti, e cerchiamo di richiedere il loro aiuto solo quando è veramente indispensabile.
Non posso esimermi dal valutare un altro frequente effetto collaterale dell’eccessiva autoanalisi, la necessità di raccontarla. Al contrario di quello che si può pensare, farlo ci trasforma semplicemente in una piaga, una malattia infettiva che tutti, a parte i casi umani, cercheranno di evitare. Come se questo non bastasse ci metterà anche in difficoltà con le persone più care, che non sempre devono sapere proprio tutto tutto di noi.
Ma dopo aver fatto tutti contenti vorrei prendermi qualche riga, Giovanni, per tornare a rivolgermi a te direttamente.
Un bel taglio di capelli alla moda non ha mai fatto male a nessuno, come qualche vestito carino e un po’ di skincare. Lascia i baffetti a chi se li può permettere (spoiler: nessuno). Decidi se ti piacciono i ragazzi o le ragazze. Non cercare di salvare altri esseri umani, sarà già difficile salvare te stesso e per favore evita di farne la tua professione. (#417) Decidi infine il tuo scopo nella vita, qualcosa che cambi il mondo, non te stesso. Anche queste che possono forse sembrare prescrizioni specifiche, sono in realtà regole generali travestite. Per essere unici bisogna essere diventati dei maestri della vita.
Sono sicuro che ce la farai, forse ci vorrà un po’, sicuramente non succederà prima che i bro escano per andare a casa, visto che manca poco, ma forse non ci vorrà nemmeno così tanto. Quando si fa qualcosa di diverso da quello che si è sempre fatto, le cose cambiano subito.
E ora che son solo, rimetto la canzone di prima per ricordarmi cosa non va mai fatto nella vita.
Correva l’anno 2026
Temper City – Self Aware