#536 – Sulle risoluzioni nella vita.
Mi aggiro come un fantasma invisibile, sospeso, silenzioso, nelle scene di film che non sono mai state girate.
Vedo Rose sulla scialuppa di salvataggio, che non si arrende, che urla quando vede un sussulto nel mare, una mano. La vedo afferrarla con una forza sovrumana, fino a quando qualcuno non l’aiuta a recuperare un malconcio Jack, mentre il Titanic affonda. Nascosto, li noto scendere dalla scaletta dalla nave che li ha salvati sulle banchine del molo di New York. Li osservo poi vivere nella miseria della città durante la guerra, in un appartamento minuscolo, circondati dai topi e dal sudiciume. Nell’ultima scena a cui assisto Rose è a letto, mentre suo marito, pelato e panzone, rientra ubriaco nel cuore della notte, svegliando il loro figlio maggiore e obbligandolo a preparagli la cena.
Poi la camera passa su una panchina, la più famosa del cinema londinese, quella di Notting Hill, dove William sta assistendo sua moglie Anna, incinta del loro primo figlio. Dopo aver vagato per qualche anno sulla città che cambia, sorgono grattacieli, spariscono ideali e compaiono persone di altri modi, di altri colori. Mi imbatto in una macchina parcheggiata ai bordi di una strada buia e riparata. Mi avvicino. Al suo interno William è intento a ricevere del sesso orale da una magnifica ragazza di sesso maschile. Si ferma una macchina della polizia e poi, in un attimo, si forma un capannello di giornalisti, per immortalare la foto dei due da pubblicare in prima pagina la mattina successiva.
La camera si sposta di nuovo, cambio continente, sono in un posto isolato, in mezzo agli alti alberi di abete, vedo una luce, entro, l’atmosfera si fa cupa, pollini bianchi sono sospesi nell’aria. Vedo una ragazza, Nancy Wheeler, con un mitragliatore che spara a qualunque cosa si trovi davanti, come un’assatanata, mentre corre con una bandana in testa stile Rambo. È guidata dalle proprie emozioni, forti. Vuole dimostrare di essere qualcuno, di valere qualcosa, di avere delle qualità. La ritrovo qualche tempo dopo su un terrazzino, insieme ai suoi amici radical chic e al suo futuro marito, parlano di una vita che non sarebbe invidiabile neanche da Andrea dopo il suo confronto con Miranda Priestley. Solo che Nancy alla fine ha deciso di restare.
(#417) Poi le cose iniziano a muoversi più velocemente intorno a me, vedo tante scene simili scorrere, scontrarsi, per poi affastellarsi una sull’altra scrivendo un copione più rassicurante dei precedenti, in cui l’alito pesante, la noia e il declino sono il contraltare della solitudine. Una cambiale da pagare per un’opzione che, nella maggior parte dei casi, non si potrà esercitare, ma che rappresenta una garanzia assunta a scopo.
Milioni di storie uguali. Milioni di storie in cui la pensione diventa il sogno di una vita senza intuire che sarà anche la pietra tombale, posata troppo presto, su qualunque sogno rimasto.
Milioni di storie in cui la fine è il contrappeso dell’illusione della sicurezza e della certezza, governati nella bilancia dall’ingranaggio della paura.
Una vita risolta è come una commedia romantica in cui i due protagonisti si sono messi insieme: non ha più niente da dire.
Così ti trovi a vagare, anziano, come un fantasma nella storia della tua vita, come io vago nelle scene di film mai girate. La differenza è che il mio è uno sguardo leggero, come i fiocchi di neve che si posano sulle spalle dei protagonisti, mentre il tuo pesa come un macigno, denso di rimpianti e di rimorsi che pesano tutti e sempre sulle tue spalle.
Sono cose ovvie mi dirai, certo, ma qualcuno vorrebbe naufragare due volte col Titanic?
Forse sono uno dei pochi. Ma a che prezzo?
Visto che non si può avere tutto, mi godo quello che ho, che è davvero tantissimo e mi preparo a quella che, con tutta probabilità, sarà la mia prossima, nuova, avventura.
“He say, “I know you, you know me”,
one thing I can tell you is, you got to be free,
come together,
right now,
over me,
shoot me.”
Vuoi venire insieme a me?
Correva l’anno 1969
The Beatles – Come Together