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#552 – La teoria della metropolitana raccontata durante un nubifragio.

Due mesi dopo aver visto la pioggia per l’ultima volta, stasera, tornando dalla montagna, mi sono ritrovato a guidare per più di un’ora attraverso un nubifragio. I fulmini illuminavano a giorno tutto l’arco alpino di fronte a me, un fastidioso vento laterale mi faceva sbandare, e pur procedendo a passo d’uomo superavo intere file di auto ferme a bordo strada e sotto i ponti. A tratti, la quantità d’acqua riduceva la visibilità a una decina di metri, ricordandomi il passaggio nel tunnel dell’autolavaggio.

Così, mentre ero in chiamata, riflettevo sulla metropolitana. In quel momento mi sembrava un mezzo di trasporto più sicuro e tranquillo, in contrasto con la macchina che non amo.

Così m’immaginavo seduto ad aspettarla in stazione, lontano, in un angolo; le persone ammassate alla fine delle scale e accanto agli ingressi a breve si sarebbero stipate come sardine nelle carrozze più vicine, lasciando ampi spazi disponibili nelle carrozze più lontane.

Così, mentre ascoltavo il bro, pensavo alle azioni che mi stava raccontando e mi interrogavo, mentre la pioggia e il suo rumore assordante continuavano a isolarmi.

Così, nel fluire dei pensieri mi sono ricordato una sera, ormai di qualche anno fa, seduto sul divano con qualche bro, mentre uno dei miei amici parlava dell’università. (#384, #496) Era motivato e disposto a tutto per laurearsi perché era la sua occasione.

Gli voglio bene, ma non si è laureato e la sua vita non prosegue esattamente in modo brillante, ma i videogiochi lo rendono felice.

Cos’è andato storto?

Niente. La vita è un insieme di azioni. Mi rifiuto di pensare che un pendolare non sappia che cinquanta metri più avanti ci sia una carrozza libera, eppure quella strada non la farà mai. La pigrizia nel camminare è più forte della volontà di stare seduto un paio di fermate.

Questa banalità è la prima spiegazione dei successi e dei fallimenti della nostra vita (e di quella degli altri). (#483)Per tutto il resto c’è il fato.

(#417) Ma c’è una soluzione, moderare i moventi del momento per il nostro scopo del domani.

(#517) “C’è una misura per tutte le cose, ci sono insomma confini precisi al di là dei quali non può esistere il giusto.[…] Chi ama la dorata via di mezzo (auream mediocritatem) vive al sicuro: evita la miseria di una casa fatiscente, ma evita anche il palazzo che suscita invidia.” (Quinto Orazio Flacco)

Se invece di un paio di fermate queste diventassero una trentina, vedresti molte più persone percorrere quei cinquanta metri.

“Letting the days go by
Let the water hold me down
Letting the days go by
Water flowing underground
Into the blue again
After the money’s gone
Once in a lifetime
Water flowing underground.”

E mentre lo scorrere dell’acqua sul parabrezza mi ricorda quello della vita, la osservo per capire in che direzione andrà.

Correva l’anno 1980

Talking Heads – Once in a Lifetime

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