#527 – Negare l’evidenza aumenta il consenso?
Per la serie “Saturday night dance”.
Il sole ha baciato la settimana del design di Milano. Fiumi di persone affollano le strade che portano a Brera, sui Navigli, in via Tortona e nei vari distretti della moda, guidati dal calendario degli eventi più prestigiosi, a cui solo pochi fortunati potranno partecipare, ma che richiameranno le folle come il sangue di San Gennaro.
È venerdì sera, la temperatura è piacevole, dobbiamo mangiare qualcosa. In questo periodo non riesco a organizzare nulla con anticipo, ma non dipende da me. Siamo per strada, chiamo qualche posto che conosco, ma sono tutti pieni, non voglio chiedere favori. Alla fine ripieghiamo su un hamburger, probabilmente il più buono di Milano, ma anche il più costoso, per questo motivo ha qualche tavolo libero. Ristorati, torniamo a vagabondare, cercando le strade secondarie, comunque addobbate con le caratteristiche bandierine triangolari appese a mo’ di illuminazione natalizia col nome del distretto, ma meno affollate e spesso più carine.
Ci salutiamo e torno a casa.
È sabato. È il 25 aprile. Due manifestazioni s’incontreranno in piazza del Duomo. La parte orientale del centro è blindata, mentre il lato sud e il lato nord sono presi d’assalto dai visitatori del fuori salone. Tutti i negozi di design sono presidiati da un door-man che gestisce la coda alla porta che, dopo le visite, si ricrea nei bar più popolari della città.
(#462) Ovviamente non mancano le usuali schermaglie tra i vari tifosi dei partiti del momento, non entrerò nel merito, sono sterili e inutili come sempre.
(#526) Siamo a casa, nessuno ha voglia di buttarsi nel macello del primo pomeriggio, usciremo per l’aperitivo. Ascoltiamo i cori delle manifestazioni e ce n’è uno che mi colpisce particolarmente: “giù le mani dalla Costituzione”.
Sono seduto sul terrazzo mentre guardo il corteo passare e, per quanto possibile vista la notevole altezza, scruto le facce di coloro che lo intonano. Messe da parte quelle dei leader, cinquantenni e sessantenni figli di un’altra epoca, seguono le persone più disparate: giovani, vecchi, famiglie, senza distinzione di genere, orientamento sessuale o colore. In altre parole c’è un po’ di tutto.
Ovviamente si tratta di tifo organizzato, pappagalli che ripetono il nome dei loro campioni dopo che hanno segnato, ma rimango sorpreso di come i partiti politici non riescano a trovare un angolo di attacco del nemico che non sia talmente strampalato da negare la realtà.
Questo si ritorcerà contro di loro. Forse i politici attuali pensano di avere vita talmente breve da lasciare la patata bollente a chi verrà dopo di loro, alla fine, a chi importano gli ideali?
Così mi domando come mai il partito che difende la costituzione non si prende per primo il compito di riformarla per far vivere meglio i cittadini, mantenendone i principi comunisti (o forse socialisti nel compromesso) che ne hanno caratterizzato la prima versione. Sarebbe un’ottima posizione, che con il passare del tempo, sarebbe sempre più solida e porterebbe voti, invece di drenarli mantenendo la posizione attuale.
Cosa succederà quando ci sarà qualche milione di robot in giro?
(#524) Dopo i cani, sono in pre-ordine anche i robot assistenti domestici. Cosa succederà quando qualche partito si approprierà della robotizzazione? La sinistra accelerazionista ci ha provato nel suo manifesto, sposando in toto la piena automazione come ultima promessa per i suoi seguaci proletari, ma a quanto sembra, nessuno dei partiti tradizionali sembra averla seguita.
Si tratta di scarsa preparazione dei politici? Età avanzata? Nessuna comprensione della tecnologia? Nessun controllo sulle correnti interne? Scarse capacità intellettive e pratiche di chi siede in parlamento?
Come in occasione di un disastro aereo, si tratta probabilmente di una concausa di tutte quante.
Come in un disastro aereo, prima dovrà avvenire e poi si cambieranno le regole e si adegueranno gli aerei.
L’unica domanda che mi faccio è chi ci lascerà le penne?
Maggiore sarà il numero dei cittadini coinvolti e minore sarà la tenuta dello Stato.
Vengo distratto dai miei pensieri. XXX vuole uscire. Sono d’accordo, nonostante la folla il clima è davvero il migliore possibile. Optiamo per un baretto famoso, con un affaccio esterno caratteristico. Adoro le lucine.
Sono confuso. Il mondo che vedo, seduto, mentre bevo il mio drink, esiste davvero o è un’illusione destinata a svanire rapidamente per lasciare il posto a qualcosa di estremamente diverso? E poi diverso vuol dire migliore o peggiore?
Forse ci dovremo solo abituare, se sopravviveremo…
Vengo nuovamente distratto da una canzone che non sentivo da molto tempo. Il mood cambia totalmente, mi ricordo che è sabato sera. Come diceva qualcuno di più famoso di me: “set it and forget it”.
Correva l’anno 2012
Flo Rida – Whistle