#530 – Solo credere in una verità può portare a una nuova vita.
Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.
Ecco il menu di oggi:
Antipasti: misti con salumi.
Primo: zuppa di cipolle.
Secondo: petto d’anatra laccato con asparagi arrostiti.
Dolce: profitteroles.
Cena francese. Ci sono delle cene che riescono particolarmente bene, certo non siamo chef stellati, non abbiamo nemmeno il servizio di un tre stelle e nemmeno l’impiattamento regale, però abbiamo buone ricette e un po’ di tecnica.
La zuppa di cipolle è un piatto straordinario e rodato, che non fa impazzire solo chi si rifiuta di mangiarlo, mentre il petto d’anatra è un grande classico, nonostante la rivisitazione della laccatura all’arancia.
Ma la cosa più inattesa è stato il successo ottenuto dai profitteroles. Un dolce che prima di oggi avevo mangiato una volta sola e che mi aveva talmente disgustato da non volerlo più mangiare. Vista l’insistente richiesta da parte dei bro, ho deciso di farlo e il risultato devo dire che ha superato ogni mia aspettativa.
La serata è stata leggera, forse dovevamo riprenderci dal peso delle discussioni delle ultime due cene, così abbiamo saltellato tra un argomento e un altro senza un filo conduttore, mentre sullo sfondo il Paris Saint Germain se la giocava con il Bayern di Monaco per la finale di champions.
A un certo punto però, quando nell’intervallo della partita il telegiornale ha proposto gli aggiornamenti sull’omicidio di Garlasco, la discussione si è animata all’improvviso, come durante una giocata di Kvaratskhelia o di Olise.
Così s’inizia a discutere dei nuovi sviluppi, della figuraccia delle istituzioni, del dramma di Stasi, della magistratura divisa dalle interviste dei giudici che non l’avevano condannato. Tra tutto c’è una sola certezza, le forze dell’ordine derise da tutta l’opinione pubblica per le indagini caserecce; una serie di meme rappresentanti i migliori investigatori letterari di tutti i tempi, da Colombo alla Fletcher, da Poirot a Montalbano, che arrivano alla stazione dei treni di Garlasco è appena diventata viralissima.
I miei pensieri vagano, mentre i bro strattonano ogni nuovo dettaglio per portarlo dalla loro parte, che sia l’innocenza o la colpevolezza del nostro kafkiano eroe, trovando infine approdo nella nota (#480), perché in tutta questa storia una certezza dovrà pur esistere: la verità non esiste.
Senza raccontare banalità note a tutti, come il fatto che la verità processuale non combacia con la verità fattuale o cose simili, mi interrogo invece su chi si avvicini di più ad essa.
Ho l’impressione che Stasi non la conosca, altrimenti non sarebbe in galera, né da innocente né da colpevole, perché se la sarebbe giocata molto meglio.
E allora? Chi resta?
I genitori e il fratello della vittima? Sempio? I suoi amici?
Forse Bertani? L’amico d’infanzia di Sempio, che potrebbe essersi suicidato perché a conoscenza di un segreto che lo stava consumando e che dopo l’incarcerazione di Stasi era diventato insostenibile?
E inoltre, se Stasi non fosse colpevole, chi a conoscenza della verità potrebbe vivere nel silenzio?
Questo mi fa pensare che solo l’assassino, oggi, potrebbe conoscerla davvero.
Ma ho un ulteriore dubbio. Dopo che i soliloqui di Sempio sono diventati pubblici, come i messaggi sui forum, la sua fede nei metodi di seduzione, le scelte di vita e tutte le altre informazioni poco diffuse all’epoca, il suo quadro psicologico non sembra più molto stabile. Se fosse lui l’assassino, potrebbe non conoscere più la verità, sbiadita dal tempo e sepolta dai meccanismi umani di autodifesa.
Più che la punizione, in un caso come questo, solo la verità o qualcosa che vi si avvicini vagamente potrebbe dare pace alle anime e alle vite di tutte le persone coinvolte, e anche all’etica vigente.
Proprio quest’ultima vede la riapertura del caso come un problema, non tanto perché sia particolarmente interessata a trovare il colpevole giusto, quanto perché la popolazione deve avere fiducia nel sistema perché non crolli. Per questo deve preservare il concetto di “colpevolezza solo oltre ogni ragionevole dubbio”.
Mi domando solo se la prossima verità che emergerà sarà veramente più vera di quella che conosciamo oggi.
“Reach out and touch faith”
(#381) Mi giro, la tele è rimasta accesa, alzo un po’ il volume, ma per poco. In quel programma tre generazioni di uomini della stessa famiglia cucinano, di solito sono ricette da vecchi, gli do un’occasione, ma sbaglio, ne esce un orribile pollo, degno di una RSA per poveri. Una cosa è certa, la verità di chi apprezza questa ricetta è diversa dalla mia.
Correva l’anno 1990
Depeche Mode – Personal Jesus