7 min. lettura

#532 – Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno.

C’è una strana luce, le nuvole non sono molto convinte, come non lo è nemmeno il sole, così il buio finge di entrare in casa, per poi sparire qualche istante dopo. Le grandi finestre accentuano questi cambi di atmosfera, come onde che si susseguono sul bagnasciuga. Sto sviluppando la mia ultima, nuova, creazione, a casa, in attesa dell’operaio del controllo dei fumi.

Si avvicina l’ora di pranzo, ho voglia di mangiarmi del carpaccio, decido di scendere al supermercato sotto casa. Anche se non ci vado così di frequente come un tempo perché la spesa online vince, ogni cosa è al solito posto. Mi dirigo al reparto della carne.

Mentre mi muovo tra i corridoi vedo delle facce nuove tra il personale. C’è stato un forte avvicendamento nelle ultime settimane. Mi fermo davanti al banco, non c’è nessuno ma devo aspettare. Esce dal suo antro il macellaio, una persona indisponente, poco intelligente, poco educata e assolutamente svogliata. Negli ultimi cinque anni è uno dei pochi sopravvissuti. Mi serve male, non lo sopporto.

Prima di lui c’era un altro macellaio, Roberto, simpatico e sveglio, che era riuscito a crearsi un giro di clienti importante, ogni giorno c’era la coda al banco in cui mostrava la mercanzia, molto più bella e variegata di quella che si trova di solito nella grande distribuzione. Accanto al banco, i frigoriferi erano pieni di vaschette, che lui preparava accuratamente ogni mattina e che andavano a ruba prima dell’ora pranzo.

Poi un giorno, all’improvviso, è sparito. Il motivo me lo raccontò lui qualche tempo dopo.
Era stato talmente bravo ad attirare le persone che non riusciva più servirle, ma l’assistente che a un certo punto gli è stato imposto dalla direzione, fin dal primo giorno, aveva iniziato a creargli problemi e a fare scappare i clienti.

Sommerso dalle lamentele dei clienti insoddisfatti e da quelle della direzione scontenta degli ultimi risultati, ma indisponibile a rimuovere l’assistente indisponente che faceva scappare le persone, si è licenziato. Ora lavora per la concorrenza, più che contenta di avere la coda al banco, e ha tre aiutanti.

Dopo la dipartita di Roberto, nessuno tra il personale ha voluto lavorare con l’assistente subumano, che è stato così promosso a macellaio capo. Risultato, i pochissimi clienti che si affacciano al banco fanno il paio con la poca carne rimasta. I frigoriferi sono stati riempiti di cibi pronti.

Raccolgo la vaschetta con il carpaccio che il subumano mi ha appena sbattuto sul banco e torno a casa, appena in tempo per accogliere l’operaio della caldaia.

Nell’attesa che questo finisca, apro Youtube e m’imbatto nel video di un famoso influencer italiano, in cui dichiara di essersene andato definitivamente dall’Italia. La notizia non è sconcertante visto che segue numerosi suoi colleghi e altri duecentomila giovani cervelli in fuga dall’inizio della pandemia (e anche, nel suo piccolo, il nostro Roberto).

La ragione di fondo di queste fughe è sempre la solita. Chi produce reddito con la sua abilità è massacrato dalle tasse e stigmatizzato socialmente. L’Italia è il paese del bengodi per gli ultimi, per gli sfaccendati e per gli anziani.

(#506) Riprendendo la metafora della canoa, nel momento in cui un cittadino inizia a produrre un reddito interessante viene promosso, dal popolo e contro la sua volontà, a rematore. Da quel momento ha il dovere di spaccarsi la schiena per portare a spasso la popolazione italiana che, detenendo la maggioranza schiacciante, non fa nulla, ma decide per tutti.

Tornando al nostro Youtuber e riprendendo una sua vecchia intervista, posso affermare senza dubbio che qualche tempo fa era a conoscenza del problema e aveva anche deciso di accettare le condizioni, tasse incluse.

Cosa è cambiato allora?

Il casus belli è stata una convocazione da parte del fisco italiano.

Rimanendo nell’analogia, durante l’incontro gli è stato rimproverato di non remare abbastanza intensamente. Un rimprovero dato in malo modo e con tono perentorio e coercitivo.

Chiunque conosca un minimo la natura dell’uomo sa che quando una persona ha delle alternative non va costretta, ma incentivata.

(#384) La narrativa dello Stato cerca di farlo, correttamente, tramite la manipolazione. In particolare tramite l’educazione scolastica, che ripete a oltranza il mantra tale per cui le tasse servono a pagare i servizi di cui si usufruisce e quindi pagare le tasse è giusto. Principio indiscutibile.

(#432) Il problema nasce quando le persone capiscono che non tutte le tasse sono uguali. Soprattutto se a non pagarle non sono gli evasori, ma gli sfaccendati.

“Appare così evidente che una società giusta, per rimanere in salute, dovrà occuparsi delle sperequazioni sul lavoro prima di quelle sui redditi.”

Il nostro Youtuber, a inizio carriera, immaginava che la ricompensa al suo remare fossero i servizi che gli venivano offerti dallo Stato “gratuitamente”. Dopo qualche anno, ha capito che le cose non erano proprio in questi termini, il suo impegno era estremamente sproporzionato rispetto a quello che riceveva in cambio.

All’uscita dall’incontro col fisco ha messo l’ultimo pezzo al puzzle, ha capito che lo sforzo non solo non viene ripagato dai servizi offerti, non solo non viene ripagato da un minimo di gratitudine, ma viene ripagato con l’obbligo imposto dalle guardie di mantenere tutti gli sfaccendati ingrati, ectoplasmi senza consistenza, nascosti come gli imboscati a militare.

Ma non bisogna dimenticarsi che le persone di valore, se non c’è un regime di polizia, hanno sempre un’alternativa, per quanto faticosa possa essere. In questo caso la prima è quella di smettere di remare, ma una volta che sei stato promosso questo non è più possibile (fisco docet).

La seconda è quella di tuffarsi dalla canoa.

Per un po’ proveranno ad inseguire i fuggiaschi, ma costa fatica, così non appena riusciranno a promuovere un nuovo rematore, convinto dal sogno e dalla manipolazione, la ricerca scemerà e la canoa riprenderà la sua via.

Ritorneranno alla ricerca, in futuro, solo se i successi dei fuggitivi, le loro scoperte o il loro essere straordinari potranno essere in qualche modo “prelevati” come si fa con le imposte, solo se gli sfaccendati potranno appropriarsene con poca fatica.

Ma cosa succede se le promozioni dei rematori rallentano e i tuffi aumentano?

Che le barche sono ferme, e le persone che trasportano, irritate dalla peggiorata condizione, diventano giorno dopo giorno più ingestibili.

È la parabola del macellaio, da assistente subumano a capo reparto.

Ma se l’unico che rema è poco intelligente e lo fa poco e male solo perché obbligato, la canoa rimarrà indietro, mentre le altre barche che hanno raccolto i nostri profughi dall’acqua e dove remano tutti, voleranno.

Nel frattempo il tecnico ha finito, mi chiama, la caldaia è a posto. Alla fine lui ha fatto un buon lavoro, lo pago volentieri.

Si fa sera, vado in palestra, dove faccio un incontro davvero insolito, un ragazzo alto, molto curato, estremamente ben vestito, con due occhi verdi che brillano su un volto dai tratti scuri, ricorda uno di quei personaggi salgariani contaminati e bellissimi, con un fisico che lo eleva ulteriormente.

Si tratta di una persona dalle indubbie qualità, non solo estetiche, che, invece di remare o farsi portare a spasso, ha deciso che il suo vivere è quello di sostare sulla spiaggia in riva al fiume e intrattenere i rematori quando si fermano per riposare. Sempre di un parassita si tratta, ma i rematori sono contenti e lui ha tutti i vantaggi.

Declino l’offerta, non è ancora il momento di fermarsi sulla spiaggia.

“Just a gigolo, everywhere I go
People know the part I’m playing”

Correva l’anno 1956

Louis Prima – Just a Gigolo

non ci sono ancora commenti per questa riflessione

Scrivi un commento

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono contrassegnati *