#534 – Road to Nowhere land.
Sono su un treno che da nowhere land mi sta riportando nella city.
Scorrono i laghi, le montagne, i campi sulla pianura, mentre mi interrogo sul mio umore, sulla vita, sui miei sogni e sul mio scopo. Mi ribolle lo stomaco di una sensazione per me usuale, ma che non riesco mai a definire: adrenalina senza rischio, stress senza ansia.
Ho appena fatto, consapevolmente, una cosa di cui mi pentirò.
Ho lasciato andare un’opportunità che avrei potuto prendere, che avrei voluto con tutte le mie forze prendere ma che, per come sono messe le cose, mi sento di non poter cogliere.
Ci sono cose che so di meritarmi e che non mi sto prendendo, perché so cosa voglio nella vita, ma sto deliberatamente accettando di non averlo per soddisfare gli altri. Lo so e sto facendo poco per cambiare la situazione.
Il passato ha lasciato dei segni. Le cose non sono andate come sarebbero dovute andare e ora raddrizzarle non è semplice. Sia psicologicamente, che materialmente.
Le persone che ho intorno non collaborano, hanno le loro priorità che, per varie ragioni, vengono sempre prima delle mie. Tutte. Le ho abituate così.
(#516) So che probabilmente non sono le persone giuste, o forse che non sono stato abbastanza bravo da far capire loro che le mie risorse non sono infinite e che anch’io ho delle necessità.
Per provare a capire meglio cosa fare seziono la mia vita e la riguardo come se fosse una galleria di istantanee, che rappresentano ognuna un momento. Momenti che non sono attimi, ma periodi lunghi, coerenti, sequenziati da cambi di mood, di vita, di situazione. Mi rendo conto che quello che conta è soltanto la sequenza.
I maestri di vita non sono coloro che riescono a prolungare all’infinito lo stesso momento, ma coloro che riescono a manipolare la sequenza, per inanellare quanti più momenti soddisfacenti possibile.
Facile a dirsi, molto meno a farsi.
(#464) Per manipolare la sequenza serve certamente denaro, ma non basta. È necessaria un’incrollabile fiducia in sé stessi per combattere la paura della malattia, della morte ma, soprattutto, quella della solitudine.
Io sono solo un giovane apprendista. E allora certe notti mi sembra di essere a fondo campo, con una racchetta in mano, cercando senza alcuna speranza né possibilità di prendere qualche palla scagliata da Sinner.
(#417, #463 #486, #490) Poi il sonno prende il sopravvento e la notte porta consiglio e nuove energie per continuare a imparare a manipolare le sequenze, per decidere il proprio scopo nella vita, per sopravvivere ai momenti di passaggio e soprattutto per imparare a capire quando è il momento di chiudere un momento, per poi girare la ruota della fortuna e scoprire il prossimo.
“He’s a real nowhere man,
sitting in his nowhere land,
making all his nowhere plans for nobody.”
(#510) Perché alla fine la vita è una passeggiata, fatta di andate e ritorni, lungo la strada per nowhere land.
Correva l’anno 1965
The Beatles – Nowhere Man