#544 – Notte prima degli esami.
Per la serie “Saturday night dance”.
È mercoledì, domani iniziano gli esami di maturità in cui il caso della vita mi vuole particolarmente coinvolto.
Così ho deciso di portare XXX a fare un giretto. La moda della frutta realistica dilaga, ma nella maggior parte dei casi è una truffa sovrapprezzo. Grolet, l’inventore del trend, ha pubblicato un libro che contiene tutte le istruzioni per riprodurla fedelmente ma, a quanto sembra, la maggior parte dei pasticceri non sembrano in grado di farlo.
Nelle ultime settimane abbiamo visitato molte delle pasticcerie di Milano, che altro non sono che bigiotterie travestite da gioiellerie, come quella appena aperta nel clamore dei social; ma non la nostra destinazione di stasera, fortunatamente, che ci riserva anche un’ottima selezione di dolcetti per la colazione e la merenda. XXX gradisce.
Segue una cena al sushi e un giretto, poi ci dividiamo, deve andare a sentire un cantante del Pincio, mentre io molto tardi vado in palestra. Sono libero di mercoledì perché la cena di questa settimana è stata trasformata in una serata, ma di martedì.
Ci rivediamo venerdì a pranzo, un po’ in ritardo a causa delle ovvie contingenze, per poi proseguire una gran bella giornata insieme, fino a dividerci nella notte, che ho sfruttato per viaggiare.
Ora sono in montagna, arrivato in una notte buia e senza luna. Cammino lungo il mio miglio magico, illuminato dalle sole case che stanno mezzo chilometro a monte. Passerà una sola auto in più di due ore.
Mi divido tra chiamate, chat e pensieri sparsi. Fra poco arriverà il giorno più odiato dell’anno, il giorno dell’invecchiamento, occasione per camminare di nuovo la mia vita passata come un lettore che si muove tra il susseguirsi dei racconti di Gente di Dublino. Soprattutto nella prima parte.
Guardo ieri come oggi, con la differenza che “al posto dei prati sono state costruite case, non come le nostre piccole e scure, ma luminose case di mattoni con i tetti scintillanti”.
In meno di dieci anni il mondo è mutato profondamente e, fuori dal coro dei vecchi, posso dire che, per quanto mi riguarda, è cambiato in meglio. Sono molto contento delle opportunità che oggi possono avere le persone con cui mi riconosco, che a noi in passato erano state negate. Una mancanza che, per una convergenza di fatti della vita, mi ha colpito più duramente di altri.
Mi sarebbe piaciuto vivere un certo periodo della mia vita oggi, invece che prima. Penso questo con un po’ d’invidia e più di un rimpianto.
Sarei stato più felice?
Difficile a dirsi. In sala da pranzo abbiamo una scatola di latta, bellissima, ricoperta di disegni geometrici e colorata alla moda pastello degli anni cinquanta. È la scatola dei biscotti. Ogni volta che qualcuno va a fare la spesa la riempie, ma non è mai piena. Chiunque passi non manca di prenderne qualcuno, soprattutto quando i biscotti sono speciali.
La felicità è un po’ come una scatola di biscotti, non è mai completa.
Qualcuno potrebbe obiettare che almeno qualche giorno della vita sia di piena felicità, ma non è così. Nemmeno quando viene rifornita la scatola è mai piena davvero, perché l’incaricato non può esimersi dal mangiare qualche biscotto come ricompensa dell’operazione.
Probabilmente oggi sono felice, ma ho scelto una vita tumultuosa e dovrei esserne consapevole. Questa scelta dovrebbe infierire così malamente sulla felicità?
Mettersi in gioco ogni minuto ti fa sentire vivo, ma rende impossibile il compiacersi di cose che si sono fatte anche pochi giorni prima.
Così cammino in un bosco, con le persone di sempre, sfuggendo a un insolito caldo di giugno, sotto l’ombra delle fronde degli alberi che cadono desiderose di pioggia. Discorsi leggeri, programmi per le vacanze, amori non corrisposti e amori da cestinare.
La prossima settimana ci saranno gli orali della maturità. Ultimo scoglio di un rito di passaggio che non colpisce più per la sua violenza come un tempo, ma che resta uno spartiacque tra la vita che fu e quella che verrà.
Così i ragazzi saranno immensamente felici camminando per l’ultima volta lungo il corridoio della scuola superiore, uscendo dall’orale, per poi piombare nel baratro qualche mese dopo schiacciati dall’ansia dell’ignoto o dalla piena comprensione della miseria della vita.
“You shoot me down, but I won’t fall, I am titanium.”
La scatola di biscotti però, oggi è appena stata rifornita, mia sorella ne ha rubati giusto un paio, l’orale è finito e possiamo andare a festeggiare sotto un caldo sole d’estate, all’acme del giorno, in una golden hour che racconta l’andamento della luce mentre i Queen suonavano nel leggendario concerto di Wembley.
Stasera cerchiamo il sesso più dell’amore, l’alcol più della ragione, stravolti mentalmente ma finalmente liberi di ballare. Let’s dance.
Correva l’anno 2011
David Guetta ft SIA – Titanium