5 min. lettura

#541 – La macchina perfetta non è un uomo potenziato.

Per la serie “Saturday night dance”.

È sabato sera. Sono seduto sul terrazzo, la temperatura è più che gradevole e l’aria è tersa. Lo smog è stato piegato ieri e l’altro ieri da due temporaloni. Una brezza leggera da ovest completa l’opera, garantendo la vista del cielo stellato in barba all’inquinamento luminoso.

È molto tardi. È sceso il silenzio, dopo che gli echi del concerto all’Arco della Pace hanno risuonato per tutta la sera, mentre andavamo a zonzo per le vie del centro. Finalmente un venerdì e un sabato gradevoli, dopo parecchio tempo.

Lunedì finisce la scuola. I maturandi sono impegnati nelle ultime formalità prima degli esami, mentre tutti gli altri studenti sono pronti a festeggiare l’inizio delle vacanze estive.

Questo è sempre un periodo magico e la fine della scuola fissata di lunedì permetterà di godere di due lunghi fine settimana di festeggiamento. Se la “Sera di giugno” ufficiale resta sabato prossimo, oggi si è trasformato in un sostanzioso anticipo.

I localini pullulano di ragazzini, i navigli sono pieni. C’è un’ottima atmosfera, nel complesso, da tutti i punti di vista. Noi ce la caviamo con due hamburger molto buoni e festeggiamo con dei cioccolatini di classe, comperati nel pomeriggio in una nota pasticceria della città. Moscow Mule è il mio gusto preferito. Adoro quando i dolci sanno di qualcosa, invece che di zucchero.

Di fianco a me due maturandi, teste diverse, scuole diverse, persone diverse. Discutono degli scrutini, per uno già passati e per l’altro ancora da venire, dei test d’ingresso e della follia che li regola, che li ha obbligati a scelte senza senso e dei voti, che diventano il metro delle loro ambizioni di vita futura. Ma soprattutto c’è l’ansia per l’esame, che rimane uno dei pochi passaggi verso l’età adulta, “coming of age” direbbero gli anglosassoni. Un rito di iniziazione che chiude la vita da giovani e segna l’inizio della vita da grandi.

Ma parlando con loro si percepisce anche l’ansia per un futuro incerto, che vede alla porta l’arrivo di un cambiamento come gli esseri umani in vita non ne hanno mai visti.

Stamattina sono incappato in un video, virale, di un oratore che, all’usuale discorso che accompagna la consegna dei diplomi nelle scuole superiori americane, esorta i diplomati a distruggere l’intelligenza artificiale. Non era nemmeno troppo vecchio. Poveri ragazzi. Poveri noi.

Così, mentre sono seduto sulla mia poltroncina immersa nella brezza dell’ovest, mi domando cosa faremo da grandi.

La risposta è terribilmente incerta.

Cosa ci rende migliori della macchina?

Oggi ho cercato di caricare un abbonamento mensile dell’ATM su una delle loro tessere. Ho perso due ore e alla fine me la sono dovuta cavare da solo. Solo una delle cinque persone interpellate ha saputo darci un aiutino.

(#409) Questa non è che l’ennesima dimostrazione che la maggior parte dell’umanità è già enormemente peggiore dell’AI, senza considerare la crescita esponenziale che questa avrà nei prossimi anni. Se poi, quando parlo di AI come spesso faccio, intendo l’intero pacchetto AI e attuatore (per esempio robot), credo che in futuro non ci sarà proprio competizione.

Faremmo, però, un grande errore se pensassimo che un robot con un cervello AI sia un essere umano potenziato; sarà semplicemente una cosa diversa, eliminando la temuta competizione. Per gli esseri umani di qualità sarà di grande aiuto. Dal punto di vista sociale, il problema diventerà la stragrande maggioranza di persone, che sono di scarsa qualità e che, fino ad oggi, avevano trovato un minimo di dignità in quei lavori umili alla loro portata, ma che in futuro diventeranno completamente inutili.

Cosa resterà di loro?

(#464) Un consiglio ai maturandi e a tutti i giovani e anche meno giovani. La scelta è nostra. Noi decidiamo da che parte stare. Possiamo avere un basso valore oggettivo, possiamo saper fare poco o niente e non avere un minimo di capacità critica. Sappiamo che vita ci aspetterà. Lo sappiamo anche nel caso decidessimo di costruirci sia il valore oggettivo che la capacità critica.

Quello che non sappiamo è se sarà meglio vivere una vita del primo tipo o del secondo.

Perché sbattersi quando si potrà vivere l’aperitivo perenne?

(#417) Questo ci riporta all’interrogativo principe, lo scopo della vita. L’unica certezza è che il vento dell’ovest sta portando via Mary Poppins, e con essa tutto quello che resta di questo dopoguerra che ha fatto la fortuna di una generazione.

Ma seduto sul terrazzo, dopo una bellissima due giorni, sento che il romanticismo sta prevalendo sull’esistenzialismo ed è giusto così. Perché alla fine, a salvarci sarà il nostro scopo biologico. Sarà l’amore, che è stato, è e sempre sarà, l’unico viatico delle emozioni più profonde, quelle che rendono la vita degna di essere vissuta. Quello che ci distinguerà per sempre, “by design”, dalla macchina.

Così decido di fermare la playlist che l’hi-fi del salottino sta suonando, diffondendola anche sul terrazzo, la bellezza dell’estate e delle finestre aperte, e decido di mettere la song di questa serata

“Monday left me broken,
Tuesday, I was through with hoping,
Wednesday, my empty arms were open,
Thursday, waiting for love, waiting for love,
thank the stars, it’s Friday,
I’m burning like a fire gone wild on Saturday,
guess I won’t be coming to church on Sunday,
I’ll be waiting for love, waiting for love to come around,
we are one of a kind, irreplaceable,
how did I get so blind and so cynical?
If there’s love in this life, we’re unstoppable,
no, we can’t be defeated”

È sabato sera, è molto tardi, ma so che qualcuno in questo momento è in giro, cerca l’amore, sta facendo sesso, ma soprattutto sta cercando se stesso. Let’s dance.

Correva l’anno 2015

Avicii – Waiting for love

non ci sono ancora commenti per questa riflessione

Scrivi un commento

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono contrassegnati *