6 min. lettura

#539 – I colori della pesca durante la “Sera di giugno”.

È un martedì sera che nella mia testa sarà per sempre una domenica. Sono appena tornato dalla montagna e ad accogliermi ho trovato il diluvio universale. L’elettricità resiste ma lo stesso non si può dire della rete.

Ho appena avuto una discussione interessante riguardo a un argomento su cui non mi sono ancora fatto un’opinione completa. Ho deciso di scrivere per riordinare le idee.

C’è un bro, simpatico, carino, con una bella voce, che fatica a trovare l’anima gemella, di sicuro non una storia nuova né originale, ma degna di una breve riflessione.

Ogni epoca storica ha i suoi acquari e i suoi pesci colorati e spesso sono proprio questi colori ad attirare gli esemplari migliori per la riproduzione. E allora siamo tutti delle ciclidi, basiamo sui colori la nostra scelta per riprodurci.

A differenza delle ciclidi, però, il nostro gusto estetico nei confronti dei colori non è genetico, ma è manipolato dalla società. Per secoli è stato ritenuto bello ciò che certificava l’appartenenza a un gruppo sociale desiderabile. In epoca vittoriana, per esempio, le donne più ricercate erano bianche e in carne, a significare che potevano mangiare bene senza lavorare.

Ogni epoca ha quindi avuto la sua bellezza “mainstream“, quella desiderata da tutti.

Nel corso del tempo i canoni si sono alternati, modificandosi, raggiungendo gli estremi, per poi capovolgersi repentinamente.

Non intendo occuparmi dei canoni, ma di come i pesci, negli acquari, si adeguano ad essi.

Per farlo dovrò semplificare perché, contrariamente agli accademici, ho una mente semplice, che deve ricondurre alle cose reali, che può validare quotidianamente e che solo successivamente può complicare, se utile e necessario. Ho sempre odiato quei professoroni che non sanno farsi capire e mi è sempre restato il dubbio che loro avessero capito.

Torniamo ai canoni. Coloro che vi rientrano, che hanno una bellezza mainstream, non devono fare nulla, sono circondati dai migliori esemplari disponibili. Dovranno limitarsi a scegliere, senza fatica.

Diverso il discorso per gli altri, che si dividono in underdog e difettati.

Gli underdog sono coloro che hanno una bellezza che in quel momento non è mainstream, oppure hanno delle qualità personali importanti (valutazione oggettiva alta su qualche competenza).

I difettati invece non sono stati dotati di alcuna qualità estetica o di altro tipo (valutazione oggettiva bassa su tutto).

Ora torniamo a quello su cui sto riflettendo, nell’acquario dovrebbero esserci più o meno tanti pesci femmina quanti pesci maschi, quindi la partita da giocare dovrebbe essere sulla qualità, visto che c’è un partner per tutti: dovrebbe…

I difettati dovranno accontentarsi di altri difettati, di solito funziona così. I difettati sono anche coloro che sono più consapevoli di se stessi, ma soprattutto non hanno i mezzi per fare considerazioni più sofisticate, altrimenti sarebbero underdog. La vita sorride loro.

Per quanto riguarda i mainstream, bisogna fare un importante distinguo tra coloro che hanno solo la bellezza di moda e coloro che hanno altre qualità (valutazione oggettiva alta).

Ai primi la vita sorriderà, perché troveranno un altro esemplare mainstream e si riprodurranno felicemente e senza pensieri. L’unico rischio è quello di non resistere alla monogamia, sottoposti come sono agli interessi della coda che li insegue.

Per i secondi la vita è più complessa, perché si troveranno a dover scegliere non solo in funzione di un’estetica mainstream, ma sulla base di altre qualità come l’intelligenza e la cultura. Passare da un parametro di scelta anche solo a due è un’enorme complicazione. A loro la vita sorride, perché hanno tutto, ma non hanno percorso il cammino dell’eroe.

Ci sono poi gli underdog che, se non fanno nulla, resteranno con un pugno di mosche, perché la natura dell’essere umano li porterà a mettersi in fila per avere un mainstream, ma la fila è lunga e loro sono gli ultimi. L’effetto collaterale è che gli underdog non si mettono in fila per altri underdog.

Esistono solo due possibilità per loro: scalare la fila o diventare mainstream (ma senza l’estetica)

In entrambi i casi, a differenza dei difettati e dei mainstream che di fatto non devono fare nulla se non scegliere, devono rimboccarsi le maniche, capire loro stessi, sviluppare le loro qualità e iniziare a tirarle fuori trasformandole in colori per dipingere le proprie squame in maniera più elegante, seguendo la moda del momento.

Così ci possono essere diversi tipi di underdog, quelli demotivati che spaventati dalla coda e senza la giusta motivazione a lavorare si accontenteranno, vivendo scontenti per tutta la vita.
Ci sono poi quelli che provano a diventare mainstream, inizieranno a curare spasmodicamente il corpo, a scegliere vestiti e acconciature alla moda, ma non potranno mai farcela. Anche loro non avranno quello che desiderano, si dovranno accontentare e vivranno ancora più rancorosi e infelici dei precedenti.

Ci sono infine quelli che capiscono che non potranno mai diventare mainstream, ma che sviluppando le loro indubbie capacità produrranno talmente tanti e tali colori che potranno dipingersi con forme e fattezze che non saranno mai alla moda, ma che saranno talmente appariscenti da attirare una coda di esemplari di grande qualità.

C’è un’ultima considerazione, ricordando che questo è un pensiero in divenire e sapendo che disturberà i letterati molto più propensi a perdersi nel dettaglio e nella complicazione che non a guardare il generale con pragmatismo.

Per ogni essere umano non eterosessuale l’acquario si sbilancia. L’esistenza di un omosessuale riduce l’acquario delle donne di due pesci. Questo significa condannare due donne a non avere un partner nella vita. Da tenere presente.

Va inoltre tenuto presente che se sei omosessuale esistono sempre gli stessi tre gruppi di prima, ma l’acquario in cui peschi è assai più limitato, quindi devi essere molto più bravo per avere un esemplare di qualità.

“You and me go fishin’ in the dark,
lyin’ on our backs and countin’ the stars,
where the cool grass grows,
down by the river in the full moonlight,
we’ll be fallin’ in love in the middle of the night,
just movin’ slow,
stayin’ the whole night through,
it feels so good to be with you.”

Come vedi però c’è spazio per (quasi) tutti, devi solo decidere di che colore vuoi dipingerti.

Torna l’estate, sta per arrivare la “sera di giugno”, il sabato in cui finisce la scuola e questa canzone è perfetta per pescare la propria anima gemella proprio quella sera.

Nel frattempo guardo fuori dalla finestra il diluvio universale e mi domando: “ma con la pioggia si pesca meglio?”

Correva l’anno 1987

Nitty Gritty Dirt Band – Fishin’ In The Dark

non ci sono ancora commenti per questa riflessione

Scrivi un commento

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono contrassegnati *