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#519 – Sul sesso e sul perenne conflitto tra età e genere.

Cosa ne pensava Epicuro dei moralisti?

Ci sono periodi in cui dovunque ti giri vedi sempre la stessa cosa, come in un cartone animato dove il protagonista, pensando di essere pazzo, nota una bottiglia di rum con le ali ovunque posa lo sguardo. Alcune volte il protagonista è pazzo, alcune volte lo stanno facendo diventare pazzo, ma nella maggior parte dei casi si tratta solo del caso.

In queste due settimane ho sentito parlare solo di sesso, in ambienti diversi, da parte di persone diverse, per cause molto diverse tra loro; e il punto di vista sull’argomento è stato estremamente diverso a seconda dell’occasione. Ho sempre evitato di dare la mia opinione, ma ora è giunto il momento.

Qualche tempo fa ho letto “Matrimonio e Morale” di Bertrand Russell, che rimane un punto di partenza razionalista per affrontare la questione; volendo evitare inizialmente quello legale e quello religioso, entrambi fortemente viziati dalla volontà dell’etica vigente.

Le questioni sessuali andrebbero in un certo modo regolamentate, ma ancor più difficile è il compito di definire chi deve farlo. Oggi lo fanno prevalentemente i maschi anziani.

“È difficile mutare la legge, giacché il pervertimento di molti uomini anziani è tale che soltanto nella certezza del male implicito nel sesso trovano il loro piacere. Temo davvero che ogni speranza di riforme sia impossibile sino a che non siano morte le persone adesso vecchie o di mezza età.” (B. Russell)

La storia inizia lunedì scorso, seduto al giardino botanico, quando quattro signori sessantenni, guardando gli studenti dell’accademia sdraiati promiscuamente sul prato in una giornata già primaverile, hanno iniziato a discorrere della deriva dei costumi sessuali della nostra società.

“Ai nostri tempi non si facevano queste cose sui prati, o forse le facevano solo i meridionali, vi ricordate? Poi bisognava essere sposati”

La conversazione trasudava l’enorme astio che le persone avanti con l’età provano per i giovani che, nel pieno vigore sessuale, sono invidiati da chi ormai l’ha perso. Mi chiedo se il sesso negli anni settanta fosse così libero come ci hanno raccontato, o questi signori se lo siano solo dimenticato.

Hanno poi elencato le privazioni sessuali che hanno dovuto subire nella vita, con cui hanno giustificato le loro passate scappatelle. Le prime risalgono al periodo dei figli. Se sei genitore ne sei sicuramente a conoscenza, ma se non lo sapessi, tra depressione e calo del desiderio, le donne non ritrovano la propria libido per circa un anno dopo il parto. Questo si ripete nel caso di più figli, lasciando i mariti a secco in un periodo di piena vitalità sessuale, quello tra i venti e i trent’anni.

Continuando negli attacchi contro le mogli che li hanno privati delle gioie del sesso, si sono lamentati che dopo i quarant’anni, in concomitanza coi noti problemi legati alla menopausa, il numero dei rapporti sessuali sia calato fino ad annullarsi. Questo giustifica il loro interesse per le ragazze giovani, perché nemmeno la farmacologia va in soccorso delle donne, i cui problemi fisici non si risolvono con una pillolina miracolosa come per loro.

Ascoltando i loro discorsi ho proprio percepito che le numerose limitazioni sessuali che impongono (loro o i loro rappresentanti) seguono la logica, come dice Russell, che nella certezza del male implicito nel sesso, trovano il loro piacere. Passati cent’anni dalla pubblicazione del libro, i vecchi di allora sono morti, ma quelli “nuovi” non sono da meno.

Ma come anticipavo mi sono trovato coinvolto in altre discussioni: interessanti sono i punti di vista delle donne e degli omosessuali, molto numerosi in una città come Milano.

(#472) Partiamo dalle donne che, nel pieno dell’era di accrescimento dei loro diritti, stanno aumentando il conflitto con gli uomini, specialmente nel periodo della vita in cui l’attività sessuale è più intensa. Ne ho già parlato in passato e continuo a ritenere che questo sia un problema per loro. Sono rimasto molto colpito dalle due discussioni a cui ho assistito giovedì e venerdì scorso. La prima, avvenuta sul muretto della darsena tra quattro ragazze sui vent’anni, riguardava i loro diritti e il fatto che tutte le decisioni relative al sesso, compreso quando farlo, dovessero essere unicamente a loro discrezione. La seconda, con delle belle donne più avanti con l’età, era una presa di coscienza di come gli uomini non le guardassero più come prima.

Infine aggiungo alle conversazioni un evento che ho seguito, dedicato alle donne tra i venticinque e i trentacinque anni, in cui l’accusa fatta agli uomini era quella di non volersi prendere le loro responsabilità, quali che esse avessero deciso che fossero. Non so se la strategia biologicamente migliore per ottenere qualcosa da un uomo sia questa.

Sicuramente c’è chi la pensa diversamente, mi viene in mente una citazione da un libro che ho letto qualche tempo fa e che sicuramente fa da contraltare all’opinione comune odierna.

“[le donne sanno che] Chiavar bene e mangiar meglio; piace a tutti [gli uomini].” (C. Pavese)

E cosa ne direbbe Ovidio delle donne di oggi che non sanno cucinare e dichiarano di non voler usare il sesso per ottenere quello che vogliono?

“Concediti con arte: ciò che si ottiene con dolcezza si mantiene più a lungo […] Fa’ in modo che il tuo amante goda: nulla lega più di un piacere ben condiviso.” (Ovidio)

Per quanto riguarda gli omosessuali non intendo dilungarmi, sono generalmente sgraditi ai maschi eterosessuali e alle donne, che al loro aumentare, vedono ridursi pericolosamente l’acquario da cui possono pescare. Inoltre il numero di rapporti sessuali annui di un maschio omosessuale è significativamente più alto (quasi il doppio secondo il NATSAL) di uno etero e questo non fa che aumentare l’astio di questi ultimi nei loro confronti.

L’episodio che li riguarda è avvenuto venerdì sera quando mi sono trovato, a sorpresa e in un luogo insospettabile, ad assistere a una discussione tra sconosciuti dove la riduzione dei vincoli sul sesso, teoricamente anche ragionevole, era talmente spinta da includere l’utilizzo massivo di PrEP per aumentare il numero di rapporti sessuali settimanali. Mi è sembrato davvero ardito, ma devo ancora realizzare bene quello che ho sentito.

Tra le privazioni alle libertà sessuali imposte dagli anziani, ci sono quelle di ritenere per diciotto anni le persone inabili al sesso. Termine arbitrariamente fissato sulla base delle opinioni e non della fisiologia, che invece segue il ben più progressista diritto romano, che ci sembra oggi modernissimo, anche se datato più di duemila anni. In questo modo i vecchi rubano ai ragazzi anni preziosi, godendo della loro sventura.

Ma il punto di vista dei giovani non è contemplato perché non conta nulla e infatti non ho nessuna conversazione in merito da riferire, nonostante ce ne siano molti in giro. Questa non è una scusa, ma una colpa. La mancanza di volontà di una generazione nel prendersi quello che gli spetta non può essere ridotta a: “non è colpa loro, i vecchi non glielo concedono”. Tutte le generazioni precedenti, a cominciare dai baby boomer, hanno lottato, in strada, con le pistole e i fucili se necessario, per farlo e cinquant’anni dopo continuano a non mollare.

Oggi è una giornata bellissima, così ho deciso di fare un giro a piedi e ripercorrere i luoghi delle conversazioni: dalla Statale alla Darsena, per poi ritornare all’Orto Botanico. Sdraiato sul prato mi sono tornati in mente i signori e il problema.

Come regolamentare il sesso e chi dovrebbe farlo?

Oggi, limitando i rapporti sessuali secondo la regola “se io non posso averne allora che non li possa avere nessun altro”, i vecchi moralisti legiferano e reprimono, creando insoddisfazione e senso di colpa, creando reati dove non ci dovrebbero essere, minacciando la cecità e la pazzia, bloccando la pornografia e cercando di rendere illegale tutto quello che può portare godimento alle persone sessualmente attive.

Vorremmo qualcosa di diverso per il futuro?

Forse sì. Questo, però, non vuol dire che non si debba sanzionare la violenza o tutto quello che non rispetta il minimo del decoro, ma semplicemente che si potrebbe intervenire nella logica della fisiologia umana e non contro di essa.

Me ne vado dal Giardino Botanico, ma non è finita, perché sulla via di casa vengo illuminato da una di quelle intuizioni che definisco “salva mondo”.

Non è forse mettendo una casa chiusa confinante coi centri di smistamento degli immigrati che annulleremmo il numero di reati sessuali violenti?

“Is this the M.P.L.A?
Or is this the U.D.A?
Or is this the I.R.A?
I thought it was the U.K,
or just another country,
another council tenancy.”

Direttamente dalla collezione di vinili di tutti i baby boomer che hanno combattuto per i loro diritti, ecco la canzone più sovversiva di sempre.

Correva l’anno 1976

Sex Pistols – Anarchy in the UK

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