#520 – Il cocktail bar, il Bianconiglio, la musica e la società senza fedi.
Ma la struttura sociale attuale rispecchia la realtà?
È domenica. Sono seduto al bar in attesa che ci diano il tavolo prenotato.
Il mio sguardo segue gli habitué, che si muovono rapidi nella penombra, rischiarata dai riflessi irregolari e multicolori delle luci generate dalle bottiglie di alcolici dietro ai barman.
Un cameriere attira la mia attenzione, ha preso una scala che finora nessuno aveva ancora imboccato, bassetto, con i finti riccioli che vanno di moda oggi, una divisa aderente e un’iscrizione in palestra, che sicuramente sfrutta; niente di originale, al netto della direzione presa.
Mi sporgo per seguirlo con lo sguardo. Solo in quel momento mi accorgo dell’esistenza di un secondo piano interamente adagiato su un soppalco mimetizzato da soffitto. Lo stile industrial inganna, forse a causa delle vetrate e della forma irregolare dello spazio.
L’accesso al piano superiore, confuso nell’arredamento, dietro a un ulivo secolare incastonato in una loggia vetrata, nasconde un ristorante esclusivo: quel genere di cose che mi piacciono.
Ci fanno sedere non lontano dal palco, il posto è accogliente nonostante lo stile freddo. Gli avventori non sono ragazzini, ma ci sono molti giovani, sicuramente sono tutti benestanti e ci sono molti stranieri.
Siamo qui per il concerto di alcuni amici e il volume relativamente alto mi permette di perdermi nei miei pensieri. Molto bravi. Un attimo fa suonavano nelle cantine e oggi in un locale supercool.
È stato un buon fine settimana, mi dispiace solo che XXX abbia la febbre. L’evento di ieri è stato un successo e sono contento che i partecipanti l’abbiano apprezzato. È stato faticoso ma ha riempito la giornata, rompendo la quotidianità e catapultandomi in una Milano semi sconosciuta e diversa da come la ricordavo.
La serata scorre, scopriamo di essere in uno dei più importanti cocktail bar europei e non ci tiriamo indietro.
Studio la sala. Le storie delle persone e i motivi che le hanno portate ad essere qui in questo momento, mi riportano alla domanda che da qualche giorno mi sta frullando in testa.
Non ci sono famiglie, non ci sono bambini e le coppie presenti sono tutte molto particolari: pochissime le fedi alle dita.
Dov’è finita la tassa sul celibato?
Mi rassicuro pensando che questo non è un locale per famiglie e non lo è, quindi niente bambini, ma è comunque pieno di persone che in un modo o nell’altro dovrebbero essere sposate. Faccio una rapida rassegna mentale dei locali che frequento più spesso e la situazione non cambia molto.
Mi rassicuro pensando che questa è Milano e che fuori non sarà così, e non lo è, ma lì ho visto solo anziani.
Continuo a domandarmi per quanto tempo possa ancora funzionare questo ordinamento sociale. A occhio, direi non molto, ma tornerò sull’argomento: non oggi perché la serata sta volgendo al termine.
Hanno finito di suonare, il volume si è abbassato, si uniranno a noi, mi toccherà tornare ad essere un animale sociale, purtroppo.
Mi godo quest’ultima canzone, ricompare in cima alla scala il cameriere coi riccioli e lo seguo mentre esco dai miei pensieri per tornare alla realtà, moderno Bianconiglio.
Le note di Nina Simone chiudono questa serata e, tutto sommato, tengo il tempo e seguo.
“It’s a new dawn,
it’s a new day,
it’s a new life for me, ooh,
and I’m feeling good”
Correva l’anno 1968
Nina Simone – Feeling good